sabato 27 maggio 2017

Introduzione



A BUBU,

DEL GIARDINO IL PIÙ BEL FIORE.

COL TUO SORRISO

RENDI LIETA LA VITA


nonno Mario


L’aretino, pur facendo parte dei dialetti toscani, presenta spiccate peculiarità nell’uso di parole e forme verbali decisamente originali e uniche. Delle parole ci siamo già occupati in opere precedenti, quali Dialetto aretino e Dizionario italiano - aretino, perciò in questo volumetto, ci occuperemo esclusivamente dei verbi che presentano differenze più o meno grandi rispetto alle corrispondenti forme italiane. Date la complessità e la vastità della materia, non sarà possibile esaminare tutti i verbi, perciò ci limiteremo a prendere in considerazione solo quelli che appaiono più interessanti per le loro caratteristiche. La ricerca delle varie forme verbali non si basa su opere  di autori che hanno scritto in vernacolo, ma sono state riscontrate direttamente sui parlanti. La corretta pronuncia aretina è evidenziata con i simboli riportati nella tabella che segue. Tutti i verbi hanno la desinenza dell’in- finito in are anziché in ère, come sarebbe tipico dell’aretino, perché il passaggio della a tonica ad e aperta è ormai caduto in disuso.


venerdì 23 settembre 2016

dedica

A BUBU,

DEL GIARDINO IL PIÙ BEL FIORE.

COL TUO SORRISO

RENDI LIETA LA VITA

nonno Mario

tavola dei fenomeni

TAVOLA DEI FENOMENI
Per una migliore comprensione del testo si indicano alcuni dei più frequenti fenomeni tipici del vernacolo aretino:
AFERESI   soppressione  di una vocale  o sillaba  iniziale. Es: inghiotta > ’nghiotta.
ARMONIA VOCALICA  l’aretino predilige suoni identici o simili all’interno di una parola soprattutto nei diminutivi. Es: italiano fiorellino > aretino fiurillino, cioè dalla serie I,O,E,I,O si passa alla serie I,U,I,I,O.
APOCOPE   caduta della  vocale finale e a volte anche della consonante precedente. Es: pari > par.
ASSIMILAZIONE    processo per  cui un suono  si avvicina  o si identifica con quello che lo precede o lo segue. Es: cendere > cennere.
CONCREZIONE  saldatura di due parole che formano una sola unità. Es: e sai > essè.
DEGEMINAZIONE   eliminazione  di  una consonante  doppia. Es: babbo > babo.
DESONORIZZAZIONE   passaggio di una consonante da sonora a sorda. Es: guaderno > quaderno.
DISSIMILAZIONE  processo per cui due suoni simili o identici si trasformano in suoni diversi. Es: cennere > cendere.
ELISIONE  caduta della vocale finale di una parola di fronte alla successiva che inizia per vocale. Es: bere acqua > ber’ acqua.
EPENTESI   introduzione  di uno o  più  suoni all’interno  di una parola. Es: bernoccolo > birignoccolo.
GEMINAZIONE   raddoppiamento di una consonante. Es: babo babbo.
LENIZIONE  passaggio di una consonante da sorda a sonora. Es: quaderno > guaderno.
PARAGOGE aggiunta di una vocale alla parola. Es: farò > faròe.
PROSTETICA/O   che si  premette  all’inizio  di  una parola. Es: radio > aradio.
SINCOPE  caduta di una vocale all’interno della parola. Es: guaitare > guatare.

tavola dei simboli

TAVOLA DEI SIMBOLI
é = E chiusa dell’italiano pera
è = E aperta dell’italiano mesta.
ò = O aperta dell’italiano porto.
ó = O chiusa dell’italiano come.
k = C velare dell’italiano casa, chiesa, quadro .
ȼ = C fricativa sibilante .
c = C dolce dell’italiano  cece.
č = C con pronuncia occlusiva post palatale sorda.
ḓ = D con pronuncia occlusiva post palatale sonora.
g = G gutturale dell’italiano gatto.
ĝ = G con pronuncia occlusiva post palatale sonora.
j = G fricativa sonora del francese jardin.
ľ = GL laterale prepalatale dell’italiano paglia.
ń = GN nasale prepalatale dell’italiano ragno.
s = S sorda dell’italiano sano.
š =  SC sibilante medio dentale sorda dell’italiano pesce.
ʃ = S sonora dell’italiano sdegno.
ṱ = T con pronuncia occlusiva post palatale sonora.
z = Z sorda dell’italiano zio.
ʑ = Z sonora dell’italiano zanzara.

gli ausiliari essere

ESSERE

Nel passato remoto si ha una sorta di armonia vocalica con il passaggio delle O toniche ad U, per cui la seconda persona singolare è fústi invece di fosti e nel plurale ritroviamo la forma impersonale se fu invece di fummo, fúste  (fusté) invece di foste e fúnno (funnó) invece di furono.
Il futuro ha una caratteristica altrettanto singolare: alla A atona della prima sillaba viene sostituita la I, quindi abbiamo le forme sirò, sirè, sirà per il singolare e se sirá, siréte (sirété), sirònno/siráno/saráno (sirònnó/siranó/saranó) per il plurale. Va detto che queste forme sono sempre meno usate e sta adesso prendendo il sopravvento la lezione italiana, con la sola eccezione di saráno (saranó) che resite imperturbabile con la sua caratteristica degeminazione della N.
Il congiuntivo presente ha nel singolare le stesse forme italiane con l’eccezione della seconda persona che può essere anche síe, forma però sempre meno usata. Nel plurale abbiamo sémo, séte, (sémó/sété) e le varianti alla terza persona síeno/síono (siénó/ siónó).
L’imperfetto ha la stessa caratteristica del passato remoto con il passaggio della O tonica ad U, quindi al singolare abbiamo le forme fússi, fússi, fússe (fussé) e al plurale se fússe (se fussé), fústi/fúste (fusté), fússeno/fússono (fussénó/fussónó).
Il condizionale presente ha le stesse desinenze del verbo avere, quindi il singolare  è  sarèbbi, sarésti, sarèbbe  (sarèbbé)  e il plurale se sarèbbe, sarésti, sarèbbeno/sarèbbono (sarèbbénó/ónó).
Anche l’imperativo  presenta varianti rispetto alle forme italiane:
al singolare la seconda persona è èssi invece di sii, la terza è invece identica a quella italiana sia, al plurale la prima persona è sémo (sèmó), la seconda è séte (sété) e la terza è síeno (siénó), spesso però sostituire dalle forme del verbo stare stémo (stémó), stàte (staté), stíeno (stiénó).
Il participio passato è stàto  che si aggiunge per formare i tempi composti.
Gerundio  e  participio  presente  sono come  in italiano, ma poco usati.

gli ausiliari avere

GLI AUSILIARI
AVERE
Presenta nei modi e nei tempi notevoli differenze rispetto all’italiano.
Sono già molto interessanti alcune forme dell’indicativo presente: la seconda persona singolare è È. Deriva forse da un precedente ài, dovuto al fatto che in aretino la A tonica, salvo alcune eccezioni, passava di regola ad e aperta. Poi, per una sorta di economia linguistica o di velocizzazione nella pronuncia, è caduta la I. La prima persona plurale ha tre varianti, aémo/avémo/s’a. (aémó/avémó). La forma impersonale (s’a) è una costante nel dialetto aretino e quindi è usata anche in tutte le prime persone plurali dei verbi delle tre coniugazioni. La seconda persona plurale presenta a volte anche la forma italiana avéte (avété), ma quasi sempre è pronunciata senza la v, quindi aéte (aété). La terza persona rispecchia un altro fenomeno tipico dell’aretino, la degeminazione, quindi è pronunciata áno (anó) invece di hanno.
L’imperfetto presenta nelle persone singolari due varianti: aívo (aivó), aívi, aíva e ávo (avó),  ávi, áva. Lo stesso vale per il plurale dove la prima persona ha la solita forma impersonale con le due varianti s’aíva/s’áva, la seconda è  aívi/ávi, la terza aíveno/áveno (aivénó/avénó), spesso sostituite da aívono/ávono (aivónó/avónó).
Il passato remoto è identico a quello italiano nelle forme singolari, mentre nel plurale la prima persona è s’èbbe (s’èbbé), la seconda avésti/aésti invece di aveste e la terza ha le varianti èbbeno/èbbono (èbbénó/èbbónó).
Il futuro presenta una spiccata particolarità: il fenomeno dell’anaptissi per cui viene inserita la vocale A tra la V e la R per cui, invece della forma avrò, si hanno al singolare le forme avarò,avarè, avarà e al plurale s’avarà,avaréte (avarété) e la terza persona che presenta la solita  degeminazione della  N, quindi avaráno (avaranó).
Il congiuntivo presente  ha forme apocopate nelle prime due persone singolari che io ábbi, che tu ábbi invece di abbia. La terza persona può anche avere  la  forma italiana abbia. Nel plurale la prima  persona, oltre  ad avere la  forma impersonale, ha  anche la
caduta della sillaba finale MO per cui viene pronunciata s’ábbia. La seconda persona è presa in prestito dall’indicativo presente, quindi è aéte (aété)  e la terza presenta le  forme  ábbino/ábbieno/ábbiono (abbinó/abbiénó/abbiónó).
L’imperfetto  ha in tutte le persone la sincope della V per cui ab- biamo al singolare aéssi, aéssi, aésse e al plurale s’aésse, per la seconda persona le varianti aéste (aésté)/aésti, per la terza aésseno/aéssono (aéssénó/aéssónó).
Il condizionale presente  ha la stessa caratteristica del futuro, cioè può avere l’anaptissi della A, le desinenze sono in parte diverse  da quelle italiane, per cui al singolare abbiamo le forme avarèbbi/avrèbbi/arèbbi, avarésti/avrésti/arésti, avarèbbe/avrèbbe/ arèbbe (avarèbbé/avrèbbé) e al plurale s’avarèbbe/s’avrèbbe/ s’arèbbe (s’avarèbbé/s’avrèbbé), avarésti/avrésti/arésti e avarèbbeno/avrèbbeno/arèbbeno/ono (avarèbbénó/avrèbbénó/ónó).
Anche l’imperativo presenta delle singolarità. La terza persona singolare può avere la forma  italiana  o  quella  apocopata  ábbia/
abbi, la prima plurale è presa in prestito dall’indicativo presente avémo/aémo (avémó/aémó), lo stesso vale per la seconda avéte/ aéte (avété/aété), la terza presenta la sincope della A, ábbino (abbinó).
L’infinito ha la forma sincopata aére  (aéré).  Lo stesso vale per il participio passato che è aúto (autó). Il gerundio e il participio presente sono come in italiano, ma in aretino sono pressoché inutilizzati, sostituiti da perifrasi, quindi nelle pagine successive saranno omessi a meno che non presentino particolarità interessanti.
I tempi composti  si formano come in italiano aggiungendo il participio passato aúto (autó).


prima coniugazione

PRIMA CONIUGAZIONE

INDICATIVO

Presente: le desinenze sono le stesse dell’italiano ad eccezione della prima persona plurale che è s’ám-a e della terza che ha le due varianti ám-eno e ám-ono (aménó/ónó).
Lo stesso vale per l’imperfetto dove le forme singolari non presentano differenze. Nel plurale invece abbiamo le forme s’am-áva invece di amavamo, am-ávi invece di amavate e le varianti am-áveno/am-ávono (amavénó/ónó) invece di amavano.
Anche nel passato remoto  le differenze rispetto all’italiano sono solo nel plurale dove troviamo le forme s’am-ò,am-ásti, am-ònno (amònnó).
Nel futuro viene sostituita la desinenza ERO con ARO, quindi avremo le forme am-arò, am-arè, am-ará, per il singolare e s’am-ará, am-aréte (amarété), am-aráno (amaranó) per il plurale.
CONGIUNTIVO
Il presente ha differenze nel plurale dove troviamo le forme s’ám-i, am-áte (amaté), ám-eno/ám-ono (aménó/ónó).
L’imperfetto presenta invece differenze sia al singolare che al plurale. La seconda persona singolare è infatti am-ásse (amassé) invece di amassi, e  le forme  plurali  sono  s’am-ásse (s’amassé), am-ássi, am-ásseno/am-ássono (amassénó/ónó) invece di amassimo, amaste, amassero.
CONDIZIONALE PRESENTE
Ha desinenze diverse in tutte le persone: sostituisce infatti la E atona della forma  italiana con  la A  atona. Avremo  quindi  le forme am-arèbbi,   am-arésti,   am-arèbbe (amarèbbé),  s’am-a- rèbbe,  am-arésti, am-arèbbeno/am-arèbbono (amarèbbénó/ónó).
IMPERATIVO
Ha tutte le persone identiche a quelle italiane, tranne la prima e la terza plurale che sono s’àm-i, ám-eno (aménó) invece di amiamo, amino.
Il gerundio è poco usato ed è identico a quello italiano.
Participio passato aùto (autó).
L’infinito è am-àre (amaré). I tempi composti si formano con l’ausiliare avere.


seconda coniugazione

SECONDA CONIUGAZIONE

INDICATIVO
Il verbo temere in aluni modi, tempi e persone sostituisce la E atona con la I. La E del tema ha sempre suono chiuso.
Il presente ha le stesse desinenze dell’italiano al singolare. Al plurale abbiamo le forme è se tém-e (tèmé), tim-ìte, tém-eno/tém-ono (téménó/ónó).
L’imperfetto sostituisce in tutte le persone la E della desinenza evo con la I, quindi  avremo  le  forme  tim-ívo (timivó), tim-ívi,  tim-íva al singolare e se tim-íva, tim-ívi, tim-íveno/tim-ívono, (timivénó/ónó) al plurale.
Il passato remoto presenta desinenze tutte diverse rispetto all’ita- liano. All’uscita in ÉI  è sostituita quella in ÈTTI, quindi avremo al singolare tem-ètti, tim-ìsti, tem-ètte (témètti, témìsti, témètté) e al plurale se tem-ètte, tim-ìsti, tem-ètteno/tem-èttono (se témètté,  tèmètténó/ónó).
Il  futuro  sostituisce la E della desinenza con la A, quindi abbia- mo le forme tem-arò, tem-arè, tem-arà (témarò, témarè, témarà) al singolare e al plurale se tem-ará, tem-aréte, tem-aráno (se témarà, témarété, témaranó).
CONGIUNTIVO
Il presente al singolare non presenta differenze. Al plurale abbia- mo invece le forme se tém-a, tim-ìte, tém-eno/tém-ono (timité, téménó/ónó).
L’imperfetto ha le forme tim-ìssi, tim-ìssi, tim-ìsse, se tim-ìsse, tim-ìssi,tim-ìsseno/ono (se timissé, témìssénó/ónó).
CONDIZIONALE PRESENTE
Ha due uscite entrambe usate: al singolare tem-arèbbi/tem-erèbbi,
tem-arésti/tem-erésti (témarèbbi/témérèbbi, témarésti/témérésti), tem-arèbbe/tem-erèbbe (témarèbbé/témérèbbé), al plurale se tem-arèbbe/se tem-erèbbe (se témarèbbé/témérèbbé), tem-arésti/tem-erésti/ (témarésti/témérésti), tem-arèbbeno/ono, tem-erèbbeno/ ono (témarèbbénó/ónó, témérèbbénó/ónó).
IMPERATIVO  
Presenta differenze solo nel plurale dove abbiamo la prima persona che è se tém-a, la seconda tim-ìte e la terza che è tém-eno/ono (téménó/ónó).
Infinito, participio, gerundio sono come in italiano.

I tempi composti si formano con l’ausiliare avere.

terza coniugazione

TERZA CONIUGAZIONE

INDICATIVO
In alcuni modi, tempi e persone il verbo servire sostituisce la E protonica con la I.
Il presente al singolare ha forme identiche a quelle italiane. Al plurale abbiamo le forme se sèrv-e (se sèrvé), sirv-ìte (sirvité), sèrveno/ono (sèrvénó/ónó).
L’imperfetto ha l’uscita in IVO anziché evo  tim- ìvo, tim-ìvi, tim-ìva, se tim-ìva, tim-ìvi, tim-ìveno/ivono.
Il passato remoto  ha al singolare la prima persona sirv-í  invece di servíi e al plurale le forme se sirv-í, sirv-ísti, sirv-ínno (sirvinnó).
Il futuro presenta differenze alla seconda persona singolare che ha due forme sirv-irè/serv-arè (sérvarè) invece di servirai, alla prima plurale che si presenta nella solita forma impersonale se sirv-irà/se serv-arà (se sérvirà) e alla terza plurale che ha la degeminazione della N, quindi sirv-iráno/serv-aràno (sérvaranó).
CONGIUNTIVO
Il presente ha le stesse desinenze dell’italiano al singolare mentre
al plurale troviamo le forme  se sèrv-a, sirv-íte, sèrv- eno/ono (se sèrva, sirvité, sèrvénó/ónó).
L’imperfetto ha al singolare le stesse forme dell’italiano ed al plurale se sirv-ìsse (se sirvissé), sirv-ìssi,  sirv-ìsseno/ono (sirvis- sénó/ónó).
CONDIZIONALE PRESENTE
Ha l’uscita in ÈBBI, con le forme servir-èbbi/servar-èbbi, serv-iresti/servar-ésti,servir-èbbe/servar-èbbe (sérvirèbbi, sérvirésti, sérvirèbbé) al singolare e se servir-èbbe/se servar-èbbe, servir-ésti/servar-ésti, servir-èbbeno/servar-èbbeno/ono  (se sérvirèbbé,
sérvirésti, sérvirèbbénó/ónó) al plurale.
IMPERATIVO
Ha il singolare identico all’italiano. Al plurale abbiamo se sèrv-a
(se sèrva), sirv-ìte (sirvité), sèrv-eno/ono (sèrvénó/ónó).
Infinito, participio, gerundio sono identici all’italiano.
Infinito sirv-ire (sirviré).
I tempi composti si formano con l’ausiliare avere.



abbondare

ABBONDARE    ha il participio passato breve abbóndo (abbóndó). Segue la coniugazione aretina dei verbi in ARE.

abbozzare

ABBOZZARE  ha il participio passato breve abbòzzo (abbòzzó). Nel senso di eseguire in qualche modo, in maniera sciatta, imprecisa si usa arocciàre (arocciaré) con participio passato breve aròccio (aròcció). Seguono la coniugazione aretina dei verbi in ARE.

abbrustolire

ABBRUSTOLIRE   ha la degeminazione della B e il passaggio della O protonica ad U per armonia vocalica.
Indicativo presente  abrustulìsco (abrustuliskó), abrustulìschi (abrustulìski), abrustulìsce (abrustuliscé [abrustuiliššé]), s’abrustulìsce, abrustulìte (abrustulité), abrustulìscheno/ono (abrustuliskénó/ónó). Le due desinenze della terza persona plurale  ENO/ ONO sono indifferentemente usate, ma la forma in ONO sta sostituendo gradatamente quella in ENO. Questo vale per tutti i verbi.
Imperfetto  abrustulìvo (abrustulivó), abrustulìvi, abrustulìva, s’abrustulìva, abrustulìvi, abrustulìveno/ono (abrustulivénó/ónó).
Passato remoto abrustulì, abrustulìsti, abrustulì, s’abrustulì, abrustulìsti, abrustulìnno (abrustulinnó).
Futuro abrustulirò, abrustulirè, abrustulirà, s’abrustulirà, abrustuliréte (abrustulirété), abrustuliràno (abrustuliranó).
Congiuntivo presente e  imperativo   abrustulìsca, abrustulìsca,
abrustulìsca,   s’abrustulìsca,   abrustulìte,   abrustulìscheno/ono
(abrustuliskénó/ónó).
Congiuntivo imperfetto   abrustulìssi, abrustulìssi, abrustulìsse, (abrustulissé), s’abrustulìsse, abrustulìssi, abrustulìsseno/ono (abrustulissénó/ónó).
Condizionale presente abrustulirèbbi, abrustulirésti, abrustulirèbbe, (abrustulirèbbé), s’abrustulirèbbe), abrustulirésti, abrustulirèbbeno/ono (abrustulirèbbénó/ónó).
Participio passato abrustulìto (abrustulitó).
Infinito   abrustulìre (abrustuliré).
È usato indifferentemente anche il sinonimo abrustecàre (abrustékaré) con participio passato breve abrùsteco (abrustékó). Segue la coniugazione aretina dei verbi in ARE.

abbuffare

ABBUFFARE  ha la degeminazione della B ed è usato solo come riflessivo abuffàsse (abuffassé). Il participio passato è breve abùffo (abuffó). Segue la coniugazione riflessiva aretina dei verbi in ARE. Vedi gingillarsi.

abituare

ABITUARE  ha il participio passato breve abìtuo (abituó). In aretino stretto è più usato avezzàre (avézzaré) con participio passato breve avézzo (avézzó). Seguono la coniugazione aretina dei verbi in ARE.

accatastare

ACCATASTARE   ha le degeminazione della C acatastàre (akatastaré). Il participio passato è breve acatàsto (akatastó). In aretino stretto è più usato  rinsoprellàre con passaggio NS > NZ (rinzópréllaré). Il participio passato è breve rinzoprèllo (rinzóprèlló). Seguono la coniugazione aretina dei verbi in ARE.

accendere

ACCENDERE  ha la degeminazione della C che ha pronuncia fricativa sibilante acèndere (aȼèndéré). Nell’imperfetto indicativo e congiuntivo la E tonica passa ad I acindìvo (aȼindivó), acindìssi (aȼindissi).
Passato remoto acendètti/acési (aȼési), acendésti, acendètte/ acése (aȼéndètté/aȼésé), s’acendètte/s’acése, acendésti/acindìsti (aȼéndésti), acendètteno/acéseno/ono (aȼéndètténó/ aȼésénó/onó).
Participio passato acéso (aȼésó).
Negli altri modi e tempi segue la coniugazione aretina dei verbi in ERE. Si usa indifferentemente anche il sinonimo apicciàre (apicciaré) che ha il participio passato breve apìccio (apicció) e segue la coniugazione aretina dei verbi in ARE.

accomodare



ACCOMODARE  ha la dissimilazione CC > RC, la geminazione della M, il passaggio della seconda O protonica ad E arcommedàre (arkómmédaré). Il participio passato è breve arcòmmedo (arkòmmédó). Nel senso di accomodare alla menopeggio, in modo improvvisato, si usano rimbrecciàre o rimpecettàre (rimbrécciaré/ rimpéȼéttaré). Rimpecettare ha la C con pronuncia fricativa sibilante. I participi passati sono brevi rimbréccio/rimpecétto (rimbrécció/rimpéȼéttó). Seguono tutti la coniugazione aretina dei verbi in ARE.

accontentare

ACCONTENTARE  vedi contentare.

affaccendare

AFFACCENDARE   ha la degeminazione della F e della C che ha pronuncia fricativa sibilante afacendàre (afaȼéndaré). Il participio passato è breve afacèndo (afaȼèndó). Segue la coniugazione aretina dei verbi in ARE.

afferrare

AFFERRARE  se usato ha il participio passato breve affèrro (affèrró), ma è sostituito quasi sempre dal sinonimo abraccàre (abrakkaré) che ha il participio passato breve abràcco (abrakkó) o arappàre con participio passato aràppo (arappó). Seguono la coniugazione aretina dei verbi in ARE.